Rumore
Mettetevi in discussione, sparpagliatevi, riaprite gli occhi
Testo di Cla Calabresi - Foto di Alessia Aicardi
Ciao! Mi sentite? Forse la mia voce vi arriva un po’ lontana. Scusate se grido, scusate se ho il megafono... anzi, ma che scusate! Statemi a sentire: è importante.

A voi che avete sempre pensato che, in fondo, ci sia un motivo se sono gli uomini al potere e le donne a casa... A voi che preferite che i vostri figli e figlie a scuola continuino a non fare educazione sessuo-affettiva. A voi che mamma mia il gender. A voi che avete votato chi governa. E pure a voi che avete votato altrove, che siete “progressisti”, ma nei vostri circoli, quando siete sicuri di essere tra persone fidate, una battuta sul culo della vostra collega, perché no, la fate. Siete al di sopra di ogni sospetto, quindi potete rilassarvi (voi forse siete quelli che fanno più paura). Sì, voi, proprio voi, che siete un po’ infastiditi da tutto questo casino degli ultimi giorni. Ma quando finisce? Quand’è che torna quel bel silenzio quieto? Tra poco, pochissimo! Ma prima volevo dirvi due cose, brevi e concise, non voglio annoiarvi. C’è un divanetto in sala d’attesa, sedetevi. Eccoci, possiamo partire.
Attraverso questa ferita di tutt3 noi compagn3 di lotta femminista, ecologista e queer - aperta dall’ennesima morte che poteva essere evitata da comunità, società, parentele, corpo universitario, infine forze di polizia più consapevoli e meno influencer - attraverso questo squarcio, ora ci potreste passare anche voi.
La breccia è abbastanza grande per tutt3. La stiamo tenendo aperta con le unghie e coi denti perché possiate continuare a vedere, per il più lungo tempo possibile - prima che i media ricomincino a ignorarci, a spegnere ogni luce - per cosa lottiamo, gioiamo, piangiamo e ci arrabbiamo ogni giorno. Se vi avvicinate anche solo a sbirciare non dico che vedrete un mondo utopico, ma uno spazio sicuro, timidamente soleggiato sì: la nostra è una folla piccola, ma combattiva, che vuole costruire una realtà diversa da quella in cui una ragazza ventiduenne, dopo tante richieste d’aiuto, muore uccisa non solo dal suo ex fidanzato violento, ma da un intero Paese.
Non abbiate paura (o forse un po’ sì, ma il giusto: quella che si prova insieme all’adrenalina delle cose nuove). Siamo un gruppo variopinto, eccentrico, unico nei suoi mille generi. Qualche volta bisticciamo anche tra di noi, ma sempre meno. Abbiamo una causa comune che ci unisce: non è solo fantascienza credere che ogni creatura su questa terra sia legata dalla stessa parentela. Non è fantascienza credere che Giulia è morta, e con lei siamo mort3 anche noi, ma noi siamo ancora viv3, e con noi continua a vivere Giulia, in qualche modo, al di là di ogni senso ma soprattutto nonostante il patriarcato.
Siamo un ossimoro chiassoso e in perenne burn-out. Si sta scomod3 a riassumere in sé stess3 tutte le contraddizioni, accogliere ogni nostra complessità. Ma per quanto assurdo che sembri, in questa nostra Narnia-bilocale-in subaffitto-a un prezzo indecente ci stiamo bene. Strett3, sempre più strett3, stiamo per straripare - tanto che magari, un giorno, saremo noi fuori nel mondo, e voi nella breccia, a litigare per il turno al bagno o i fornelli - ma prima vi lanciamo questo invito. Venite a stare da noi per un po’: vi facciamo couch-surfing.
Venite a parlare con noi di come possiamo iniziare a cambiare questo sistema che ci sta uccidendo. Venite a chiederci cos’è l’ecotransfemminismo, o perché un giorno siamo a un presidio contro i femminicidi e il giorno dopo a quello per fermare il massacro degli animali di un santuario, e il giorno dopo ancora, a scrivere sui muri frasi contro il neocolonialismo, o perché ci facciamo portare via di peso dalll’ennesimo albero secolare che sarà tagliato per fare spazio a plastica e supermercati. Partecipate ai nostri gruppi di autocoscienza. Venite ai nostri incontri e ai dibattiti. Venite alle fiaccolate. Venite ai mercatini di beneficenza, alle laboratorie nei centri occupati che resistono agli sgomberi. Siamo un po’ naïf, ci piace pensare ai sentimenti e all’intimità, al personale che è politico, frequentare seminari sulla comunicazione non violenta, andare a parlare nelle scuole, protestare virtualmente e di persona con tutti i mezzi che abbiamo e persino pensare che tutto questo serva a qualcosa. Venite a chiederci perché, sotto al palazzo della Giunta, dopo il minuto di silenzio gridiamo e scuotiamo i nostri mazzi di chiavi, e se vi va portatevi il vostro.
Venite a fare rumore con noi. Mettetevi in discussione, sparpagliatevi, riaprite gli occhi. Non sarà facile perdonarvi, imparare a fidarsi, forse per un po’ ci guarderemo a vicenda con un certo sospetto. Ma alla fine anche voi farete parte della breccia. Alla fine, se dimostrate di avere capito, forse vi faremo entrare. O forse, a qual punto sarete voi a farci uscire liber3 nel mondo. O forse ancora un mattino ci sveglieremo e della breccia, del confine che ci divide, addirittura non ci sarà più bisogno. Non si arriverà mai al momento del ricatto psicologico, dello sfinimento, dell’aggressione, del sequestro. La rete di supporto funzionerà, farà in modo che niente di tutto questo accada. Giulia chiederà aiuto e verrà ascoltata. Un giorno tra lei e il suo assassino, in quel fottuto parcheggio, ci saremo tutt3 noi a proteggerla. Quel giorno Giulia Cecchettin non dovrà più morire.








